Ancora oggi nel 2025 tantissimi professionisti trovano insolito prendere in considerazione che l’innesco del sintomo possa essere distante dal suo punto di origine. Nel mio manuale sul paziente disfunzionale spiego in dettaglio i meccanismi che possono mandare in sovraccarico un sistema che, agendo in modo compensatorio, produce sintomi altrove. A parte questo aspetto, per tutto il libro aleggia un’altra questione: quella del paziente con i test che non rientrano in uno schema definito e lasciano presagire un percorso terapeutico complesso. La coerenza della risposta ai test necessita di una precondizione: bisogna che il SNC abbia raggiunto la maturazione delle proprie funzioni neurosensoriali di ricezione, integrazione e risposta.

Se sul tragitto sensoriale si frappone una variabile informazionale, il sistema maturo è in grado di applicare una fisiologica modifica della risposta con una strategia alternativa, utilizzando engrammi per vie neurosensoriali attinenti a quanto richiesto, applicando compensi fisiologici: è la rassicurante condizione nella quale c’è una tipicità di risposta ai test. Nella realtà clinica questo sistema “in fisiologia di compensi” funziona bene solo in una esigua parte della popolazione che giunge alla nostra osservazione; anzi potremmo dire che se tutto funzionasse così, i casi dubbi sarebbero rari. Un esempio in fisiologia di compensi, tra i tanti possibili è rappresentato da una disfunzione stomatognatica monolaterale con la conseguente iper-programmazione asimmetrica delle catene miofasciali e la conseguente disposizione delle Unità Funzionali coinvolte, che attuano l’engramma crociato fisiologico del bipede umano (lo schema del passo) e modificano carichi e postura in uno schema di prevedibilità. Tale organizzazione della risposta a un input alterato è riconoscibile nelle procedure della visita e i sintomi si esprimeranno con una logica legata ai carichi eccessivi e ai movimenti asimmetrici: alcuni Autori definiscono tale quadro come Sindrome Occluso Posturale.

Utilizzando il parametro di qualità maturativa, è utile ricordare l’immagine dell’organizzazione delle bascule proposta da Zavarella sui concetti espressi da Gagey, (Fig.  11.1), dove è concettualmente chiarissimo che oltre alla categoria citata ne esiste un’altra, “in disfunzione di compensi”, nella quale anche in presenza di sistemi neurosensoriali efficienti, agisce qualcosa che non permette ai sistemi compensatori di rispondere per vie consuete (sistema fasciale, diaframmi, tendine centrale…) e che rende più complesse e meno prevedibili le risposte ai test. Il sistema diagnostico della visita è in grado di identificare queste interferenze così strategiche come per esempio una sovradistensione durale, che altera la risposta fisiologica.  

fig. 11.1

Il denominatore comune di queste due categorie consiste nella maturazione degli engrammi funzionali e in una risposta, per quanto disfunzionale, basata su engrammi sensomotori evoluti secondo la nostra genetica per le complesse esigenze della nostra specie.

Esiste infine un’insidiosa terza categoria che non risponde in modo codificato ai test della visita, dove il SNC applica engrammi posturali semplificati come, per esempio, nell’organizzazione posturale di una Sindrome Disarmonica, nell’ipertono sinistro dei rotatori secondo Autet o, ancora più sfuggente, nello Switch. Tutti questi quadri sono definiti da molti Autori come “viscero emozionali” e addirittura in vecchi testi di Chinesiologia Applicata si utilizzava il termine “cloacale” (per lo Switch), che rende perfettamente l’idea della primordialità di questi inneschi. Sono pazienti che cercano di svolgere una vita normale, basando la loro esistenza su una percezione neurosensoriale tarata con engrammi meno evoluti oppure soverchiati da input predominanti neurovegetativi (ricordiamoci di Mc Lean e di Porges), così che la successione di eventi compensatori e adattativi non si esprime inviando e ricevendo informazioni ad “alta definizione”, necessarie al bipede evoluto in una società moderna, ma giungono da una confusa reattività ancestrale.

Disorganizzazione, reattività emozionale alterata, “visceralità”: portano a risposte a bassa modulazione, tipiche dei sistemi primitivi in cui il numero di variabili da considerare è minore (classico esempio la modalità attacco/fuga); potremmo definire questi pazienti come organizzati “con engrammi primitivi”, dove è evidente che non potremo aspettarci risposte propriocettive sofisticate ai nostri test.

In ogni caso il modello di visita che utilizziamo ci permette di riconoscere le loro tipicità attraverso:

  • l’osservazione della Sindrome Disarmonica alla verticale di Barrè.
  • sempre alla Barrè, il sospetto di una organizzazione SISTEMATIZZATA GENERALIZZATA.
  • la posturodinamica sarà dirimente mostrando quadri dipaziente SISTEMATIZZATO GENERALIZZATO o LATERALIZZATO (Marino-Bressan).
  • il test di Bassani che svela la stessa strategia di risposta.
  • il test di Autet con le considerazioni sull’ipertono sinistro.
  • la Chinesiologia Applicata con la Therapy Localisation su E21 e il conseguente challenge del “posto sicuro”.

Tipizzare il paziente, utilizzando come parametro la qualità più o meno evoluta dei compensi, ci aiuta a impostare la nostra strategia terapeutica e prevedere la prognosi  e quindi ricordiamoci che bisognerà riconoscere se i sistemi neurosensoriali hanno completato l’evoluzione funzionale “in fisiologia di compensi” oppure “in disfunzione di compensi”, dove anche in presenza di un’interferenza (un esempio classico è il colpo di frusta), le strategie diagnostiche e terapeutiche potranno essere tarate con un certo margine di prevedibilità dopo aver affrontato la variabile disturbante.

Nella terza ipotesi, la maturazione neurosensoriale utilizza schemi meno evoluti, la risposta avviene “con engrammi primitivi” e quindi la lettura e la reazione al nostro intervento è poco prevedibile (l’esempio classico è il peggioramento sintomatologico alle nostre cure “”posturali”). Quest’ultima categoria di pazienti è di persone sane! Hanno tutte le risorse a disposizione ma, loro malgrado, utilizzano una semplificazione di risposta; oltretutto presentando anche un’oggettiva difficoltà di percezione / esecuzione di ciò che si propone loro come terapia.

Avevo ben presente le difficoltà di cui mi dicevano questi pazienti delle mille tecniche “del corpo” e “di consapevolezza” tentate e di quanto mi riferivano i colleghi psicoterapeuti sulla difficoltà di intervenire sulle “coazioni a ripetere” e ancora dei logopedisti in alcune riabilitazioni che risultavano estremamente laboriose. Mi ha sempre colpito questa condizione di “irraggiungibilità”, così mi sono guardato intorno in campi professionali all’apparenza distanti dal mio, per trovare un linguaggio che potesse bypassare la sensorialità non matura, un input che potesse essere riconosciuto direttamente da un SNC sano ma a scarsa efficienza. Ricordando il lavoro di Da Cunha e Da Silva, che ben illustrava la relazione tra la semplificazione della risposta propriocettiva e gli aspetti cognitivi e del comportamento, dal 2011 ho iniziato a dare “compiti a casa” ai pazienti complessi indipendentemente dalla loro sintomatologia. Non avevo certo scoperto nulla di nuovo, mi ero ispirato a vari Autori, tra i quali spicca Sally Goddard dove, già solo la copertina del suo libro “RIFLESSI, APPRENDIMENTO E COMPORTAMENTO” Ed. Mondologos (Fig.11.2), è un manifesto programmatico.

fig.11.2

Questo approccio presentava dei limiti enormi, in quanto davo ai miei pazienti una sorta di prescrizione fisioterapica:

  • Una serie di istruzioni scritte (pensate ai dislessici!!!)
  • La definizione di un setting preciso dove eseguire gli esercizi (immaginatevi le varie realtà domestiche!!!)
  • Una descrizione accurata del tipo di movimento da eseguire (pronazione, adduzione etc. (pensate a chi non ha nella propria cultura tale terminologia!!!)
  • Un test di autovalutazione sulla qualità dell’esercizio (cosa potevano percepire gli Switchati!!!) prima di passare al successivo.

I risultati erano in ogni caso moderatamente interessanti rispetto all’inadeguatezza di ciò che proponevo ma avveniva solo nei pazienti “in fisiologia di compensi” o per alcuni “in disfunzione di compensi” mentre non si realizzava nessun effetto su coloro che convivevano “con engrammi primitivi”. Il fatto di riprodurre una procedura intrinseca al SNC umano, che nasce dalla sua stessa programmazione genetica, da qualche parte sembrava essere utile nel contenimento dei sintomi ma non raggiungeva la reattività degli engrammi primitivi.

La successione di gesti che avevo proposto si ispirava all’evoluzione dei riflessi primitivi arcaici e posturali descritti dalla Goddard e in qualche modo riusciva ad agire, con la buona volontà dei miei pazienti, sull’ineluttabile forza dell’ontogenesi, cioè di quella serie di stadi successivi, geneticamente programmati, che dall’embrione permettono di giungere alla completa definizione dell’individuo. Ma la vera procedura da acquisire doveva poter “raggiungere” non solo i volonterosi, doveva essere efficace tout court per creare i presupposti di una corretta lettura dell’input e conseguente risposta adeguata; questa lettura ovviamente è sensoriale, non corticale, e non poteva passare attraverso la lettura di istruzioni scritte, come se si trattasse di una ricetta. Il limite nei risultati non era nella più che conosciuta e valida sequenza di gesti assonanti ai sistemi automatici di sopravvivenza, che sono la ragione stessa dei riflessi, ma nel non aver bypassato il livello cosciente che è successivo a tali automatismi.

Il superamento degli engrammi ancestrali deve passare attraverso il meccanismo, con cui si forma l’esperienza ed è antecedente alla coscienza. Il processo cosciente, la corticalizzazione, arriva solo dopo l’acquisizione esperienziale. Nella fase precosciente della vita si attuano valutazioni e contromisure che all’inizio, ancor prima di una risposta neurologica, sono solo di carattere metabolico; questi automatismi di risposta hanno come input il livello di cortisolo materno (Fear Paralysis Reflex) e agiscono anche su un aumento del tono flessorio. Così il feto, fin dai primordi, sviluppa una propria identità strategica di interazione con l’ambiente intrauterino, sul quale nel progredire dello sviluppo si costruiranno strutture e modalità sempre più complesse anche per predisporsi in modo attivo al parto e superarne lo shock fisico e metabolico. È ovvio che tutto ciò è percepito e agito con una coscienza di sé ancora da strutturare! Su tutta questa complessità più che risaputa, come fare esperienza della propria ontogenesi? Il superamento dei “compiti a casa” è avvenuto in modo casuale quando, tramite un paziente, ho conosciuto una tecnica sorprendente: la metodica per curare il dolore provocato dall’ARTO FANTASMA: Phantom Motor Execution (PME) di Ortiz Catalan. “Quando tutte le altre terapie hanno fallito, c’è ancora una possibilità per aiutare i pazienti amputati, tormentati dal dolore dell’arto fantasma. La tecnica PME, messa a punto da un’università svedese, aiuta i pazienti a scollegare le connessioni tra corteccia sensitivo-motoria relativa all’arto amputato e reti neuronali deputate alla percezione del dolore. Di fronte ad uno schermo il paziente ‘allena’ la corteccia motoria destinata all’arto amputato a ‘muovere, un arto digitale, scollegandola in questo modo dai circuiti del dolore.” (M.R. Montebelli). Il paziente mi disse che la tecnica funzionava anche senza muovere un arto digitale ma “semplicemente” restando estremamente concentrati, guidati dal fisioterapista, nel muovere quel che non c’è. L’ipotesi tutta personale che mi son fatto, di quanto mi veniva riferito, è che i neuroni localizzati nella corteccia sensoriale potrebbero ricevere un input che, anziché giungere per via periferica, arriva centralmente grazie all’impegno del paziente concentrato su quello che compie; a questo punto l’output di risposta della corteccia motoria non è in grado di ricevere nessun feedback dalla periferia e questa anomalia di mancato ritorno mi fa supporre, che il SNC “scolleghi le connessioni tra corteccia sensitiva e motoria relativa”. Ora, se un lavoro cosciente scollega quel che non c’è, probabilmente può collegare quel che c’è ma è inutilizzato. Per i miei fini riabilitativi quindi, invece di ricercare una soppressione di una via mancante, ho utilizzato la stessa tecnica di corticalizzazione per ricercare l’attivazione di una via silente, cioè la valorizzazione degli engrammi primitivi che per qualche motivo non furono attivati all’epoca in cui dovevano compiere il loro ciclo funzionale. Se le vie sono intatte, manca solo la sequenza esecutiva fisiologica.

Si tratta “semplicemente” di far riprodurre i movimenti più esatti possibile che definiscono uno specifico riflesso (Galant, Moro, Landau, ecc.), utilizzando in contemporanea la consapevolezza di ciò che avviene nel corpo… in altre parole si tratta di fare, applicato ai riflessi primitivi, quello che descrive fin dal 1938 la tecnica di Moshe Feldenkrais. Bisogna far giungere un linguaggio, che un SNC sano riconoscesse come intrinseco al suo sistema ontogenetico e che in virtù di questa riconoscibilità permettesse di farne esperienza: di corticalizzare la nuova percezione. Nei termini che ci riguardano potremmo definire la corticalizzazione come il processo attivo di acquisizione e consolidamento cosciente di una percezione / sensazione / emozione / intuizione nuova. Quindi, la procedura completa degli ex “compiti a casa” per il ripristino funzionale, ora presuppone la presenza di una figura professionalmente preparata a favorire questo processo e consiste in:

  • sequenza filogenetica basata sulla riproduzione in progressione di alcuni riflessi arcaici, poi posturali ed infine di modalità di relazione (Goddard e Altri)
  • tecnica di consapevolezza del gesto (Feldenkrais)
  • processo di corticalizzazione della percezione corporea (Feldenkrais, Kabat-Zinn e Altri)

Ho brevettato questo lavoro di assemblaggio di tecniche, tutte già ampiamente conosciute, col nome di PHILOGAMES e in una versione per l’infanzia PHILOADVENTURES in modo da poter istituire una figura professionale (Philotrainer) con una preparazione specifica e una strategia mirata per eseguire correttamente il percorso e in grado di modulare l’intervento sia sul versante corporeo che su quello emozionale. In questo tipo di strategia è evidente la necessità di collaborare in modo attivo con i professionisti sensibili a questo genere di problematiche. Resterebbe poi da sbrogliare la matassa del riconoscere cosa e quando un evento ha fatto sì che la via fisiologica di lettura non avesse un seguito completo di maturazione. Nelle mie mani è impossibile capirlo.

I Philogames partono sempre dall’inizio; il Philotrainer incomincia dal primo step facendo percepire al SNC (non al soggetto che si sottopone) di essere “solo” un metabolismo (Fear Paralisys Reflex) e di constatare come sia  in grado di sopravvivere in quella condizione e poi, man mano, si faranno eseguire e sperimentare le azioni successive che riproducono prima i riflessi di sopravvivenza (arcaici), poi “sentendo” l’azione dei riflessi posturali ed infine le percezioni tridimensionali e sensoriali e le aumentate possibilità di un cervello che passa da rettiliano a limbico per poi divenire corticale-metaforico. Tendo a sottolineare: FAR SPERIMENTARE AL SNC; il personale che istruiamo applica una rigorosa tecnica per limitare al massimo tutte le dinamiche proiettive interpersonali, che aprirebbero scenari non utili: l’attenzione è tutta sul gesto. La trattazione dettagliata di questo percorso non fa parte di questo manuale perché presuppone un’ampia preparazione teorica specifica, sicuramente assonante a quella di questo testo, ma non sovrapponibile.

Ora vi illustro il percorso terapeutico di Billy, per meglio interpretare tutta la teoria precedente e la filosofia di intervento. Come vedrete il soggetto può rientrare nella categoria dei pazienti  “con engrammi primitivi”. Nel capitolo successivo la Dr.ssa Mariangela Villa, Psicologa Psicoterapeuta, illustrerà dal suo punto di vista professionale, un caso in cui il soggetto è in età matura, affermato professionista, che pratica sport con successo, che si presenta con una richiesta per un lavoro psicoterapeutico. La cosa interessante è che il paziente non ha uno schema di organizzazione neurosensoriale “con engrammi primitivi” ma è l’anamnesi raccolta dalla Collega che fa sospettare come, a fronte di un’efficienza corporea ed intellettuale sopra la media, si mantenga attiva una coazione a ripetere che si manifesta con aspetti emozionali non modificabili. Anche questo paziente è stato trattato con la stessa metodica e la medesima sequenza di esercizi dei Philogames (coordinata con la psicoterapia) a conferma di come sia solo scolastica la divisione mente-corpo.

Billy.

Billy sta per finire la terza media, la scuola segnala ai genitori che il ragazzo presenta problematiche, seppur non gravi, di organizzazione spaziale e lettura. I genitori, molto attenti all’educazione del loro figliolo e preoccupati da questo richiamo istituzionale, decidono di sottoporlo ad una serie di accertamenti specialistici per poterlo aiutare, anche perché il ragazzo desidera proseguire gli studi e andare al liceo. Neuropsichiatra infantile, Psicologa e Logopedista valutano il suo quoziente intellettivo sopra la media ma pongono, alla fine dei loro accertamenti, questa diagnosi: “Il DSA è una neurodiversità e pertanto condizione definitiva. Billy necessita di sistemi multimediali di supporto allo studio e nella realizzazione dei compiti domiciliari per tutti gli anni scolastici”

DSA è l’acronimo di: “Disturbi Specifici dell’Apprendimento” che vengono definiti come: “disturbi del neuro-sviluppo che riguardano la capacità di leggere, scrivere e calcolare in modo corretto”. Con questo portato di “neurodiversità” giunge alla mia osservazione. La visita viene eseguita nello studio di un Collega, che mi ha ospitato, privo di attrezzature per una valutazione “posturale” (ricorderete che questo termine andava stretto anche a Gagey suo ideatore.). Come intuibile dalle foto la logistica non impedisce di procedere (ho utilizzato un laser da edilizia e dei riferimenti a terra tracciati col pennarello su un foglio A4). Billy è nato da parto definito eutocico, durante il quale però si verifica la frattura della clavicola sx. Nel colloquio che abbiamo prima di cominciare, trovo un ragazzo attento, che interagisce in modo corretto e appare sveglio e veloce (come può esserlo un adolescente trasportato in un’altra città, all’ennesima visita pomeridiana dopo la scuola, frastornato da test e visite… ed in piena tempesta ormonale). Come da prassi, prima di qualsiasi azione attiva controllo alcuni parametri, così come è giunto, senza esercitare alcuna manovra:

  • Alla Barrè di spalle si presenta un quadro da Sindrome Disarmonica (Fig.11.3), mentre di profilo presenta un’antepulsione del capo (Fig.11.4)

    fig. 11. 3            fig. 11.4
  • La posturodinamica lo mostra Lateralizzato Sistematizzato
  • La rotazione del capo è di limitata escursione bilateralmente
  • La Podopelvica non è significativa ma, in appoggio monopodalico i piedi hanno una tendenza più pronunciata verso l’esterno, nonostante la presenza di valgismo delle ginocchia.
  • lo invito ad eseguire una marcia sul posto (ricorderete che è un test semplice ed altamente significativo sull’organizzazione degli schemi crociati) dove emerge l’assenza dello schema del passo. (11.5)

    fig.11.5
  • Alla MCP:
  • + riflesso nucale (quindi non eseguo altri test sui riflessi perché la risposta sarebbe inattendibile), utilizzo ancora la MCP solo nella ricerca della variazione tonica agli input che reputo importanti.
  • + test degli oculomotori bilateralmente (di scarso significato diagnostico in presenza di un riflesso nucale positivo) ma è interessante che, neppure con il reset oculare, si normalizza il test (quindi non è primitivo oculare).
  • + test delle fasce profonde che si negativizza con lingua allo spot.
  • Anche il test oculomotore si negativizza con la lingua allo spot
  • + la TL contemporanea su K27 (SWITCH) questo dato non aggiunge nulla, in un paziente disarmonico e con test nucale positivo, è solo una conferma in più di una “una contraddittoria trasmissione d’informazioni dai recettori afferenti al SNC” come ci insegna la Chinesiologia Applicata.
  • Il test dei rotatori ha un ipertono DX ma, sempre in considerazione del test nucale positivo non indago oltre.
  • Eseguo il test kinesiologico di cimentare contemporaneamente il tono di braccio dx e gamba sx e viceversa: cede sul lato dx (denunciando la difficoltà di una corretta risposta crociata a quel tipo di stimolo propriocettivo. Questo dato conferma l’inefficienza del Cross Crawl.
  • Eseguo una doppia TL su E21, che risulta negativa
  • Eseguo una doppia TL su K27 dx e MC 21 sx, negativa anch’essa a escludere, seppur in modo generico, un problema “metabolico”.

La negatività dei test, il colloquio, le modalità di Billy, le dinamiche coi genitori durante la visita mi portano a escludere che l’aspetto da SD possa avere un innesco “viscero emozionale”.

Quanto emerge, da una parte mi fa pensare alla predominanza della sovradistensione durale da parto (clavicola rotta) e quindi che ci sia un engramma primitivo che soverchia la maturazione propriocettiva: questo dato giustificherebbe l’assetto Generalizzato Sistematizzato, lo Switch e anche il deficit oculomotorio ma, d’altra parte tale circostanza è compatibile anche con il conflitto di engrammi visibile tra l’antepulsione del capo con un FH con una tendenza a convergere a terra, le ginocchia valghe (da iper programmazione delle catene anteriori) con il talo tendente al varo (utilizzo delle catene di apertura nell’appoggio podalico e iper programmazione delle catene posteriori) cioè fattori che denunciano una contraddizione miofasciale tra l’assetto atlo-occipitale e l’appoggio podalico, quadro tipico da frenulo corto (già in sospetto per la positività della MCP sulle fasce profonde e il challenge allo spot linguale).

fig. 11.6

L’input disfunzionale impari mediano (compatibile anche con i riflessi oculomotori positivi bilateralmente) qual è un frenulo che ha la caratteristica di tenere l’FH basso con la sua lacinia e di attivare l’ipertono posteriore compensatorio per riposizionare l’atlo-occipitale mi porta a prediligere questa ipotesi così da eseguire l’ispezione orale che conferma tale sospetto: il frenulo è corto e non permette di raggiungere lo spot palatale (Fig.11.6).

Decido di eseguire un challenge specifico e di stirare il frenulo dalla base verso la punta per alcune volte, poi invito Billy a deglutire e subito dopo eseguo nuovamente i test più significativi come Test di Verifica Funzionale (TVF).

Per maggior sicurezza, visto che il challenge linguale, così come l’ho eseguito, può influenzare il SNC solo per pochissimo tempo, decido di anestetizzare la lacinia fibrosa per poter ripetere con più calma la batteria di test utili.

Tale iniziativa conferma che l’esclusione dello stimolo disfunzionale normalizza il quadro (con mia sorpresa anche il test nucale).

Solo il Cross Crawl resta con la dinamica primitiva senza che si instauri il fisiologico schema del passo. Questo aspetto invece non mi stupisce affatto considerando che il SNC di Billy non ha mai organizzato un engramma crociato di risposta a eseguito di uno stimolo propriocettivo monopodalico.

Illustro ai genitori quale limite funzionale rappresenti il frenulo corto sulla gestione delle lateralità nei movimenti e quindi come la difficoltosa lettura derivi dal modo in cui i movimenti saccadici oculari, indispensabili per la lettura, siano imprecisi in caso di alterata armonia dell’oculomotricità, creando una indaginosa procedura per centrare dei targets in successione (qui emerge che i risultati tennistici di Billy sono sotto le aspettative nonostante l’impegno).

Mi sento di contraddire i Colleghi che considerano il quadro come:” […] una neurodiversità e pertanto condizione definitiva” e consiglio la frenulectomia ma preannuncio già che considero l’intervento un prerequisito alla necessità che il SNC di Billy faccia esperienza di schemi crociati fisiologici.

Per far comprendere questa seconda procedura ai genitori, comprensibilmente emozionati dalle prospettive di terapia, utilizzo un esempio banalizzante: “i gatti domestici catturano le prede perché hanno tutte le caratteristiche dei predatori ma non le mangiano perché nessuno ha insegnato loro a farlo. Billy è nelle stesse condizioni, ha tutto per fare una cosa ma non l’ha imparata (in modo soddisfacente) per via di un’azione di disturbo che da sempre è stata predominante (il frenulo)”.

fig. 11.7

Al controllo post intervento (Fig. 11.7) tutti i test sono negativi (anche il riflesso nucale), ma non lo schema del passo.

Come dicevo, nella mia esperienza professionale ciò non mi stupisce, è routinaria constatazione come il ripristinare un corretto flusso propriocettivo, sicuramente migliori una parte della sintomatologia, ma non sia sufficiente per ottenere l’efficienza funzionale fisiologica nelle categorie “in disfunzione di compensi” e “con engrammi primitivi”: questo è l’aspetto chiave, ed è la ragione stessa di questo intero capitolo. Billy è cresciuto utilizzando schemi motori “primitivi” resi obbligatori dalla tensione del “tendine centrale”, sensorialmente dominante, che ha mantenuto facilitati gli engrammi di antero-posteriorità; va ricordato l’alto valore strategico e informazionale rappresentato da questa continuità tensionale e sensoriale che connette l’ancestralità viscerale alla primordialità del Meccanismo Respiratorio Primario dello sfenoide. Così l’utilizzo non preferenziale degli engrammi crociati, più sofisticati, non essendo predominanti, ha comportato una minor efficienza sia nell’organizzazione spaziale (non solo il tennis ma anche di un foglio su cui scrivere) che sulla qualità di lettura. È mia opinione che la marcia di Billy utilizzi schemi “rettiliani” come se fosse un coccodrillo, perché sono quelli che hanno raggiunto la completa maturazione neurosensoriale e il cui engramma precede l’avvento dei crociati (gattonamento). Il fatto che gli oculomotori, dopo la frenulectomia, rispondano al riflesso crociato non è sufficiente perché il SNC, pur avendo da sempre le vie anatomiche necessarie, esegua qualcosa che sensorialmente risulta non interiorizzato non avendone potuto fare un “esperienza” propriocettiva completa.

Da più di vent’anni ho fatto esperienza che questa situazione non si risolve con una ripetitività esecutiva come facevo ai tempi con i “compiti a casa” Stiamo parlando di ripristinare uno schema di sopravvivenza della nostra specie che, per definizione è automatico, tempestivo e preciso: non può essere interiorizzato attraverso un processo corticale, deve avvenire instaurando l’automatismo precosciente! Il lavoro dell’arto fantasma al contrario. Cosi Billy ed io abbiamo iniziato i Philogames. Da dove? Dall’inizio della vita, con il percepire di essere solo metabolismo …una morula. Potrà sembrare una presa di posizione quasi ideologica ma, come dicevo prima, è impossibile almeno nelle mie mani, identificare il passaggio che è stato saltato ed ha condizionato i successivi; soprattutto considerando che i riflessi primitivi hanno delle sovrapposizioni temporali di maturazione e soppressione così che non è mai solo uno ad agire.

I Philogames consistono in una ventina di esercizi che potremmo qualificare come:

  • Metabolici
  • Arcaici
  • Posturali
  • Di interazione con l’ambiente

Con Billy mi sarei aspettato di procedere con rapidità fino ai posturali, visto che avevo considerato gli engrammi crociati come punto di criticità, invece incontrammo difficoltà molto prima, nella riproduzione di riflessi arcaici perinatali (il Riflesso Tonico Asimmetrico Cervicale in particolare) che contribuiscono alla progressione del feto nel canale del parto. Questa constatazione mi rese più comprensibile a che forze fu sottoposto durante il travaglio, tanto da riportare la frattura clavicolare. Ovviamente nella sequenza dei Philogames non si può procedere finché un riflesso (cioè un esercizio) non viene interiorizzato perfettamente e quindi predisponga il SNC a superarlo evolvendosi nell’engramma successivo; esattamente come avviene in natura: i riflessi arcaici acquisiti e poi sovrastati da quelli posturali. Quando siamo giunti al riflesso ipotizzato come deficitario (gattonamento e marcia sul posto in questo caso) l’esecuzione avviene con una rapidità sorprendente: non ci si trova nelle condizioni di dover attuare una ripetitività, come se fosse un allenamento o una

fig. 11.8

fisioterapia: tutto va da sé come conseguenza naturale di quanto acquisito con gli esercizi precedenti. (Fig. 11.8)

Abbiamo dedicato molto più tempo al Riflesso Tonico Asimmetrico Cervicale (qui visibile eseguito con una modella in Fig.11.9) che al cross crawl!

fig. 11.9

Ora Billy frequenta il liceo classico e, non abitando in città, ha l’impegno aggiuntivo di fare la vita del pendolare, non necessita di situazioni di sostegno e la mamma mi scrive messaggi che mi rincuorano. (Fig. 11.10)

Abbiamo lavorato quattro mesi, per un’ora, ogni quindici giorni, più una ripetizione domestica bisettimanale autogestita.

Nelle mie mani mi sono inventato l’assemblaggio di questo mosaico di conoscenze altrui che in una versione semplificata insegno alle Operatrici della prima infanzia (Philoadventures), come corso di aggiornamento professionale, a scopo propedeutico per facilitare i passaggi chiave proprio nell’epoca in cui avvengono in natura.

fig. 11.10